Madonna delle messe

Basilica del Santo, Padova: La “Madonna in trono tra i Santi Felice II e Caterina d’Alessandria” ritorna all’antico splendore. L’affresco, noto come “Madonna delle Messe” e attribuito a Filippo da Verona (1509 ca.), restaurato grazie al contributo del Lions Club Padova Host è stato inaugurato oggi al Santo

Il soggetto figurativo di questo affresco, collocato sopra un’antica porta di ingresso all’andito della sacristia e del campanile meridionale della Basilica di sant’Antonio a Padova, è non casualmente un classico tema mariano, perché da sempre la Vergine Maria è stata identifica nella simbologia cristiana come “La Porta” attraverso la quale Cristo è entrato nella storia umana.

Questo tema, suggestivo, è peraltro riproposto dall’altro splendido dipinto mariano duecentesco (con committente Campolongo) collocato sulla lunetta della corrispondente antica porta di accesso alla sacristia (ora murata). Entrambe le porte erano in stretta relazione e nel medesimo percorso, sia fisico, sia simbolico, che costituiva il passaggio obbligato di accesso dei celebranti allo spazio celebrativo del presbiterio.
La “sacra conversazione” la Vergine con il Bambino e i due santi martiri posti ai lati del trono, san Felice Papa e santa Caterina d’Alessandria, propone un impianto figurativo tipico della pittura veneta del primo Cinquecento.  L’innegabile richiamo ai modi di Cima da Conegliano e di V. Carpaccio, recuperati forse attraverso la mediazione di qualche seguace o allievo dei due maestri, si allinea a tanti epigoni di Giovanni Bellini e di Alvise Vivarini, con un’attenzione sempre viva nei confronti del contemporaneo panorama artistico lombardo.
La consueta attribuzione del dipinto a Filippo da Verona è sostenuta da numerosi riferimenti iconografici e stilistici ad altre opere collocate nel complesso antoniano e risalenti agli inizi del Cinquecento. La prima opera di questo pittore documentata e sicuramente datata nel complesso della Basilica del Santo è l'affresco con l'Apparizione di sant’Antonio al beato Luca Belludi, eseguito nel 1510 nella Scuola del Santo a Padova. Già nell'anno precedente, però, Filippo da Verona doveva lavorare per la basilica padovana, dove la sua mano va riconosciuta con certezza in altri affreschi. Il primo è il protagonista del recente restauro; il secondo, probabilmente eseguito nello stesso anno (1509?), è il Matrimonio mistico di santa Caterina, già nel porticato del Chiostro del Noviziato ed oggi custodito nel Museo Antoniano.
Purtroppo non è possibile attestare in modo puntuale l’attività di Filippo da Verona con il supporto della documentazione dell’archivio storico della Veneranda Arca, poiché proprio in quegli anni vi sono alcune lacune nelle delibere degli allora massari dell’Arca e non sono stati conservati i libri contabili relativi all’anno 1509, come hanno confermato gli opportuni “approfondimenti archivistici” condotti in via preliminare al presente restauro.

Un elemento singolare e di evidente significato simbolico è il garofano che la Madonna tiene in mano e osserva con sguardo pensoso, quasi invitando lo spettatore alla meditazione.

Nella tradizione pittorica i garofani hanno un significato simbolico e storico collegato alla Passione di Cristo. Secondo una leggenda cristiana, la prima apparizione dei garofani sulla terra risale a quando Gesù venne crocifisso. Le lacrime versate dalla Beata Vergine Maria fecero spuntare dei garofani. Così il garofano rosa intenso divenne il simbolo dell'amore sofferente immortale di una madre.

Nell’affresco di Filippo da Verona, l’allusione del garofano al tema della Passione (martirio) del Figlio, che Maria porta in braccio, è evidente e si collega naturalmente alla presenza dei due Santi Martiri posti ai lati del trono. Del resto il linguaggio simbolico dei fiori (garofano nella fattispecie) molto presente nella pittura Fiamminga, mutuato e sviluppato con caratteri propri dalla Scuola Veneta, era stato ripreso anche da Leonardo Da Vinci con la famosa Madonna del garofano (1473 ca.) oggi all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. Il garofano inoltre si presta bene al simbolismo iconografico dei martiri che nel dipinto vengono rappresentati con le tradizionali palme tra le mani, secondo l’antico linguaggio paleocristiano derivato dall’Apocalisse di san Giovanni.

Il restauro dell’affresco ha fatto riemergere nel paesaggio dello sfondo (a sinistra della Vergine) anche un alberello in veste autunnale, precedentemente scomparso sotto estese ridipinture. Forse si tratta di un riferimento alla stagione nella quale si commemorano i due Santi (san Felice Papa il 15 ottobre; santa Caterina d’Alessandria il 25 novembre). Certo è che il paesaggio naturale nel linguaggio della pittura veneta del Cinquecento assume un ruolo da comprimario, con riferimenti altrettanto importanti per la comprensione dei soggetti figurativi primari.

Una importante riscoperta emersa dall’intervento di pulitura e restauro conservativo del dipinto è senz’altro quella dell’originale cornice affrescata, punteggiata da numerosi strumenti musicali antichi, rappresentati con dovizia di particolari e precisione tipologica. Tra le ipotesi avanzate sul perché di queste rappresentazioni (salvo riscontri diversi in futuro) c’è quella che il Committente dell’affresco fosse un musicista (forse un frate) o comunque in relazione con i musici dell’allora giovane Cappella Musicale Antoniana, sorta nel 1487 e composta allora di soli frati. Un’altra suggestiva ipotesi potrebbe essere quella della posizione del dipinto che si trova(va) in prossimità dell’accesso al campanile di mezzogiorno. All’epoca le corde delle campane penzolavano proprio nei pressi della porta sovrastata dalla “Madonna del garofano”, ora occupata dal banco di ricevimento delle prenotazioni per le sante messe. Le campane erano (e sono) strumenti musicali e soprattutto nei paesi del nord Europa vengono utilizzate per creare suggestivi “messaggi musicali” attraverso complessi ed elaborati carillons. È probabile che anche al Santo fosse installato un carillon campanario che tutt’oggi esiste e al tramonto delle feste solenni diffonde le sue note per l’Ave Maria

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