Breve descrizione generale

Conosciamo l'Oratorio, le reliquie che contiene e le opere d'arte che lo decorano. 

Oratorio dei ColombiniL’attuale configurazione dell’Oratorio dei Colombini a tre campate è molto diversa da quella che possedeva anticamente. La campata più interna, già rimaneggiata a fine ‘600 e che chiameremo sacello antoniano, era infatti una cappella di uno dei chiostri della Scuola dei Colombini ed era separata dall’Oratorio principale dedicato alla Vergine. Del capitolo e dei chiostri della Scuola dei Colombini nulla è rimasto. Nel 1817, i nuovi proprietari, diedero avvio ad alcuni corposi interventi, che addossando al sacello antoniano due ulteriori campate, edificate sui resti dell’Oratorio confraternale precedente, crearono un Oratorio ad unica navata aperto direttamente sulla pubblica via. Le due nuove campate furono coperte da una volta a botte poi rifatta a botte ribassata negli ’70 del XX secolo in seguito ad un crollo. A testimoniare l’antichità dei luoghi è ancora visibile una lapide scritta in gotico maiuscolo datata 1377.

FacciataOratorio dei Colombini

La facciata è semplice con un timpano triangolare sopra un portale settecentesco in cui è inserita una statuina di S. Antonio in pietra, forse opera del Bonazza.

Interno

Oratorio dei ColombiniL’interno dell’Oratorio si compone di un’unica semplice navata divisa in tre campate, la prima che si apre sulla pubblica via in forma di vestibolo delimitato da due colonne ioniche, l’intermedia di forme lineari che accoglie le sedute a panca e i sepolcri dei confratelli e l’ultima, la più interna, divisa dalle restanti da una chiudenda.

A sinistra si apre la porta della sacrestia e più avanti quella di accesso al giardino Jappelliano del Palazzo Papafava, dove si trova il pozzo nel quale, secondo la leggenda, sarebbe caduto il breviario di sant’Antonio, riportatogli asciutto dagli angeli.

Sulla parete di sinistra in alto sono murate due lapidi commemorative: una dedicata ad Antonio Zancarli, l’altra (del 1707) a Fantin Dandolo. Al di sotto si trova un’altra lapide, del 1670, in marmo rosso di Verona, con uno stemma centrale, dedicata al teologo Giovanni Cossalli. Altre lapidi ai lati sono dedicate ancora a Dandolo e a Domenico Frisardo (del 1670), che aveva fatto ampliare l’oratorio.

Sulla chiudenda un affresco settecentesco rappresenta la Gloria del Santo, riferimento a sant’Antonio che secondo la tradizione avrebbe celebrato e predicato qui, prima che venisse edificato il convento di S. Mater Domini. Questi eventi sono ricordati dall’iscrizione nel cartiglio, sotto la quale un’altra iscrizione ricorda il punto dove un tempo terminava l’oratorio.

Sulla parete settentrionale vi è una Madonna su tavola a fondo oro di tipo bizantino particolarmente venerata nel mese mariano di maggio.

Nel vestibolo trova collocazione un’altra serie di lapidi dedicate a vari personaggi del tempo, al medico e filosofo Lorenzo Viero, dal giureconsulto Alvise Corradino Stella alla madre Livia (1601), da Giacomo Papafava al Conte Daniele Antonimi (1735).

Oratorio dei ColombiniSacello antoniano

Il cuore dell’Oratorio è sicuramente la terza campata più avanzata, che corrisponde all’antico oratorio antoniano già rimaneggiato verso la fine del ‘600. Oggi il sacello è separato dalla seconda campata dell’Oratorio da una chiudenda con tre grate, decorata nella facciata esterna da un compromesso affresco settecentesco a tema antoniano. Il sacello è coperto da una volta a crociera sotto la quale trovano posto sul fondo l’altare e di lato due dossali lignei realizzati tra il 1698 e il 1707. L’altare in pietra con tabernacolo spicca per il suo paliotto in marmo di carrara attribuito ad Antonio Bonazza, che vi ha scolpito nel centro, tra volute di foglie la Vergine Maria che presenta il Bambino Gesù ad un sant’Antonio inginocchiato adorante. Nella nicchia dietro e sopra l’altare trova posto una statua lignea di sant’Antonio, raffigurato nell’atto di predicare con il braccio alzato verso il “pozzo del breviario” e con ai piedi il solo libro dei sermoni, senza gli altri tradizionali elementi iconografici quali il Bambino Gesù e il giglio.

Elemento artistico e nel contempo devozionale più importante del sacello e dell’intero Oratorio sono le quattro tele a lunetta con cornici raffiguranti altrettanti miracoli famosi del Santo.

Sulla parete di sinistra, quella finestrata, le due tele raffigurano una il Miracolo della predica ai pesci a Rimini e una il Miracolo del marito geloso, interessanti opere di Domenico Zanella della fine del XVII sec. inizio del XVIII sec.. Le firme siglate dell’autore sono visibili una sul libro che tiene in mano il Santo, l’altra sul collare del cane.

Nella parete di destra dovrebbero trovare sede nelle due lunette altre due tele raffiguranti l’una il Miracolo del giovane resuscitato perché testimoni a favore del padre accusato di omicidio, opera di Domenico Zanella e l’altra il Miracolo della risuscitazione del piccolo Parrisio opera più tarda di Francesco Mengardi XVIII sec. avanzato. Attualmente tali tele si trovano in fase di restauro.

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Oratorio dei Colombini Oratorio dei ColombiniPozzo del miracolo all'Oratorio dei Colombini

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