Messaggero giugno 2022

La via francescana in tempi di guerra nel «Messaggero di sant’Antonio» di giugno

L’importanza delle parole e della speranza, l’Italia interreligiosa, l’intervista a Franco Di Mare a 30 anni dalla guerra nei Balcani, il reportage dalla Turchia discarica d’Europa, tre milioni di passi con sant’Antonio 

Raffigura la cosiddetta «Tavola di Camposampiero» (al centro delle manifestazioni per il Giugno Antoniano di quest’anno), la copertina di giugno del «Messaggero di sant’Antonio». Nell’immagine di copertina la tavola è illuminata dalla luce di alcuni ceri a significare la luce della speranza e il calore della vicinanza che ancora oggi il Santo per antonomasia, grazie a Caritas sant’Antonio e all’opera dei frati, dona a quanti si trovano in difficoltà e nella sofferenza.

Ed è infatti dedicato al consueto «Progetto 13 giugno» di Caritas sant'Antonio l'articolo portante del nuovo numero della rivista. «La via francescana in tempi di guerra» di Giulia Cananzi illustra la rete di solidarietà che dall’Ucraina al mondo, trovando il proprio perno nei conventi e nelle parrocchie francescane, aiuta oggi migliaia di profughi di guerra. Non solo ucraini. Dai profughi della rotta balcanica a quelli del Mozambico, da quelli dello Yemen fino al Myanmar.

Al «valore delle parole» è invece dedicato l’editoriale del numero «Il peso delle parole», firmato da fra Massimiliano Patassini. «Il parlare fluente, che destava ammirazione e stupore, e la capacità di offrire un insegnamento adatto a ciascuno dei presenti, traducendo argomenti ardui con semplicità, mostrano che Antonio aveva una cura particolare per la parola, ben consapevole della responsabilità che ciascuno di noi ha quando dice qualcosa», sottolinea il direttore.

È un viaggio tra le culture e le religioni quello che propone Luisa Santinello nell'articolo «Italia interreligiosa», dedicato ai luoghi di culto non cattolici più preziosi e significativi presenti nel territorio nazionale. Dal Veneto alla Sicilia, passando per Liguria, Toscana e Lazio l'articolo ci porta alla scoperta di luoghi sconosciuti, figli di un'Italia sempre più multietnica.

Murat Cinar e Italo Rondinella firmano il reportage «Turchia, discarica d'Europa?», dal quale apprendiamo che non solo il 30 per cento dei rifiuti di plastica dei cittadini europei finisce nel Paese sul Bosforo, ma che, attorno a questa enorme quantità di immondizia, si raduna un intero popolo di senza fissa dimora, senza diritti, senza lavoro. Quasi rifiuti umani essi stessi.

A trent'anni dalla guerra nei Balcani, Giulia Cananzi nell'articolo «Da Sarajevo a Mariupol» intervista il giornalista Franco Di Mare, inviato a Sarajevo nel 1992. Una riflessione sulla guerra, sulla manipolazione della verità, sul futuro dell’Europa. Un parallelo tra due guerre scoppiate nel cuore d'Europa.

Infine, Cristian Meis, nel contributo dal titolo «Tre milioni di passi con sant’Antonio», svela il calendario delle 92 tappe che, dal 30 giugno al 9 ottobre, dalla Sicilia a Padova, porteranno la staffetta antoniana a seguire le orme del cammino percorso da frate Antonio 800 anni fa. Un cammino «aperto», all’insegna dell’incontro e della condivisione.

Proseguono poi le consuete rubriche mensili firmate da Goffredo Fofi (Cineteca dei frati, un excursus nella filmografia a tema religioso da parte di una delle più note firme della critica cinematografica), Ritanna Armeni (Questioni di politica, una riflessione su un tema significativo per la vita della polis), padre Ermes Ronchi (In ascolto, rubrica dedicata al tema dell'ascolto, al centro del percorso sinodale). E ancora quelle di Lucetta Scaraffia, monsignor GianCarlo BregantiniAntonia Arslan, Daniele Novara, e altri.

Tra questi, da segnalare nel numero di giugno, la rubrica firmata da Mariapia Veladiano Bene-dire, sulle parole "buone" e sul "buon uso" delle parole, scritta con lo stile evocativo e poetico inconfondibile dell'autrice. L'articolo di questo mese è dedicato alla «Speranza, parola che salva»«Che cosa possiamo fare? Ce lo stiamo chiedendo con struggimento in questi mesi di guerra. Ce lo chiediamo da esseri umani, uomini e donne di buona volontà, e da cristiani che camminano nella fede di un amore che li precede, sempre, anche quando rimangono indietro e lo perdono di vista - scrive Veladiano -. (...) E allora che cosa facciamo? C’è l’invito di Gesù, a non cedere alla paura, un passo dopo l’altro andare nelle case, nelle scuole, negli uffici, fabbriche, chiese, oratori e, come i discepoli scoraggiati del Vangelo, raccontare con le parole del Vangelo e con le opere della carità, che la morte non è l’ultima parola nemmeno oggi. "A ogni creatura", va proclamata la speranza, anche se con il cuore pesante. Dal chiuso della nostra paura, grande male, la parola di Gesù ci permette di alzare lo sguardo fino all’estremo orizzonte. Ogni essere vivente ci aspetta. C’è il mondo là fuori, ha bisogno della parola che permette di sperare e vivere ancora».

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