Bontà 43: tutti i premiati di questa edizione

Tutti gli esiti della 43esima edizione (2016/2017) del Premio della Bontà sant'Antonio di Padova.

Tema

Il virus dell’indifferenza ci fa chiudere occhi e cuore di fronte ai bisogni di chi ci sta accanto. Hai un suggerimento per curare questa malattia e divenire, come dice Papa Francesco, albero di vita, che assorbe l’inquinamento dell’indifferenza e restituisce al mondo l’ossigeno dell’amore?

Patrocini

Regione del Veneto La Nuova Provincia di Padova Comune di Padova

Conferenza Episcopale Italiana Federazione Istituti di Attività Educative

  e con i contributi di:

 

Comune di Padova e 

 e il sostegno di 

Dati statistici sulla partecipazione: 963 opere partecipanti, delle quali 487 delle Scuole Primarie, 336 delle Scuole Secondarie di I Grado, 106 delle Scuole Secondarie di II Grado, 34 Multimediali di singoli o gruppi, 1 fuori concorso; Province italiane interessate: 34 di 15 Regioni; Istituzioni Scolastiche partecipanti: 71.

Premiati Sezione Narrativa

Scuole Primarie

Primo classificato – Luca BORGHESI

classe V Scuola Primaria “Istituto S. Dorotea” di Genova

I virus sono dei parassiti che entrano in altri corpi, dove si moltiplicano e provocano malattie che si diffondono velocemente tra la popolazione, talvolta difficili da curare e sconfiggere. Nell’uomo si è propagata, ormai da tempo, una patologia che causa assenza di partecipazione e di emozione nei confronti della sofferenza degli altri. E’ come se gli occhi non potessero vedere se non ciò che piace, e il cuore non fosse più in grado di provare dei sentimenti, dell’affetto e della compassione per le persone povere, per le persone sole, per le persone infelici, per le persone malate, per chi ha perso il lavoro, per chi ha perso la propria casa, per chi conosce solo la guerra, insomma per tutti coloro che, per un qualsiasi motivo, stanno male. Questa grave malattia è provocata dal virus dell’indifferenza; chi ne è colpito con il passare del tempo diventa incapace di rendersi conto della sua situazione, tanto è insensibile. Papa Francesco ci porta a diventare degli alberi in grado di poter purificare l’aria da questo virus e sprigionare amore; ma nella pratica cosa possiamo fare, qual è l’antidoto a questo male? Penso che,anche se sono un bambino non posso dire che la cosa non mi riguarda, che non è affar mio, perché in questo modo lascerei al virus la possibilità di agire nel mio corpo, chiudendomi cuore e occhi. Il Papa più volte ci ha richiamato alla misericordia, cioè avere “cuore aperto” per chi soffre. Quindi la cura a questa malattia potrebbe essere semplicemente mettere in pratica le opere di misericordia materiali e spirituali, come ci hanno spiegato lo scorso anno a catechismo, ognuno in base alle proprie possibilità. Io, per esempio, potrei iniziare ad impegnarmi nei miei ambienti di vita: la scuola e la famiglia. Potrei consolare un mio amico o un famigliare quando è triste, non arrabbiarmi se qualcuno mi offende, dare buoni consigli, aiutare un compagno in difficoltà; inoltre potrei prestare o donare agli altri vestiti o giochi di cui non ne ho bisogno, essere accogliente con un nuovo compagno o amico. Sono contento di avere riflettuto su questo argomento e spero che non rimanga solo una riflessione, ma che io riesca a mettere in atto ciò che ho scritto e divenire “albero di vita”.

Secondo classificato – Filippo LOPRESTI

classe V E Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo Statale di Belizzi (SA)

Quando la maestra ci ha assegnato questo tema, non sapevo che cosa scrivere perché non sapevo esattamente cosa fosse l’indifferenza. Così ho chiesto a mia madre: mamma cos’è l’indifferenza? Lei per farmi capire cosa fosse mi ha fatto un esempio. Mi ha detto: pensa che stai camminando per la strada e vedi un uomo magrissimo e piccolino che porta sulle spalle un sacco pesantissimo; talmente pesante che quasi lo schiaccia. Tu sei indifferente quando invece di aiutarlo, gli passi accanto e pensi: che mi importa se quest’uomo non ce la fa,io non lo conosco e quindi me ne vado per la mia strada. E ti volti dall’altra parte. Ecco l’indifferenza è voltarsi dall’altra parte e far finta di non vedere quando incontriamo qualcuno che soffre o ha bisogno di aiuto. Allora io ho capito che l’indifferenza è una specie di malattia: qualcosa che ti impedisce di provare sentimenti per gli altri, di cercare di capire chi ci sta vicino e quindi di fare qualcosa di buono per lui. Secondo me le persone sono indifferenti perché hanno paura ,hanno paura che a loro capitino cose brutte, hanno paura di soffrire, di caricarsi addosso i pesi degli altri. Io però penso che l’indifferenza può essere curata con l’amore. Perché se una persona ti ama non può vederti soffrire e non provare niente. Bisogna quindi imparare ad amare gli altri non solo se stessi, solo così si può superare la paura e anche l’egoismo. Io penso che se cominciamo a considerare gli altri, anche gli sconosciuti, come nostri amici, come membri della nostra famiglia, non possiamo non desiderare di aiutarli e di vederli felici. Perché niente ci rende più felici che fare stare bene i membri della nostra famiglia.

Scuole Secondarie di Primo Grado

Primo classificato – Riccardo BRUNELLO

classe II Scuola Sec. di I gr. “V. Poloni” di Monselice (PD)

Papa Francesco pensando alla generosità, ha usato come esempio l'albero: un essere vivente che durante tutta la sua vita crea un bene prezioso, l'ossigeno, indispensabile per la vita di altri esseri. L' albero fa questo lavoro importante senza mai pensare che lo debba fare qualcun'altro o pensare che non ce ne sia bisogno. L'albero lavora senza disturbare, spesso senza chiedere niente in cambio; l'albero attende che la pioggia bagni il terreno sottostante così da dissetare la sue radici e che ogni giorno la luce lo illumini per darli nuova energia. Anche l'uomo può "creare ossigeno" aiutando chi ha bisogno: si può tendere una mano a chi é caduto, donare un sorriso a chi é triste, aiutare le persone sole o in difficoltà! Un virus chiamato indifferenza impedisce all'uomo di accorgersi delle necessità di chi gli è accanto; qualche volta ci si preoccupa delle necessità di chi sta molto lontano, ma non ci si accorge della disperazione del nostro vicino di casa o addirittura di un nostro famigliare. Il bullismo , per esempio, é diventato un fenomeno non raro proprio perché l'indifferenza impedisce di aiutare chi è vittima e si preferisce "starne fuori". Quando ci sono terremoti, fortunatamente, tante persone si rendono disponibili, trovano il tempo da dedicare a chi é in difficoltà, ma spesso non ci si ferma ad aiutare una persona anziana, sola, che invece abita vicino a te. La società si sta occupando molto del rispetto della privacy e forse anche questo ha contribuito ad alimentare l'indifferenza: se da un lato é bene  non invadere la sfera privata qualche volta sarebbe bene "disturbare" il prossimo, così da accorgersi se ha bisogno del nostro aiuto. Come ogni albero, grande o piccolo, giovane o vecchio, da il proprio contributo alla vita, anche ogni uomo deve fare la propria parte senza delegare agli altri. Prima o poi capita a tutti di aver bisogno di essere aiutati. Qualche volta serve di più un abbraccio che del denaro. 

Secondo classificato – Chiara PASSADOR

classe III A Istituto “Elisabetta Vendramini” di Pordenone

Il significato della parola indifferenza è la mancanza spesso ostentata, di partecipazione e interesse. Oggi, noi viviamo in una società indifferente. L'indifferenza  è la piaga della nostra società. Normalmente si definisce "persona indifferente" colei che non sente e non soffre. È un sentimento che emargina la persona in questione. Dovremmo chiederci se e davvero possibile riuscire ad isolare in questo modo le nostre emozioni. Uno stato strano e innaturale, una lieve linea di confine tra luce ed ombra, tramonto e alba, delitto e castigo, crudeltà e compassione, bene e male. In questo mondo globalizzato, siamo precipitati in una "neutralità globalizzata" . Il mondo è il  disastro che vediamo, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per la pigrizia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. Gli esseri umani non devono essere indifferenti, devono cercare il significato delle cose. Il contrario di vita é indifferenza. L'indifferenza è la chiusura nel piccolo mondo personale e nella nostra famiglia, é l'incapacità di lasciare aperta la porta all'ambiente circostante, al resto della comunità, ad un individuo. Noi non abbiamo più tempo per pensare agli altri, per fermarci un attimo e scambiare anche solo una parola. É come se gli altri non ci fossero, non esistessero, e il nostro sguardo si concentra solo su noi stessi, e quando ci accorgiamo di non essere soli al mondo, la presenza degli altri diventa un ostacolo da superare. Si vive in una giungla metropolitana dov'è l'importante è arrivare per primo, a scapito degli altri. L'egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma  nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi. I giovani di oggi sono disinteressati a tutto e a tutti. La maggior parte di loro trascorrono gran parte del tempo a navigare nei social network, Facebook tra i più utilizzati, oppure chattando con gli amici. La nostra società va a due velocità. Il mondo ha due facce: quella ricca, dove la gente pensa a divertirsi e quello povero, dove le persone riescono a vivere a stento. Questo è un mondo brutto, ma purtroppo non facciamo nulla per migliorarlo. Gesù ci ha detto di mostrare compassione verso i poveri, perché saranno sempre con noi e chiunque aiuta chi si trova in stato di bisogno, fa un servizio a Lui:" Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi" ; chi fa così, sarà ricompensato. Eliminare la povertà è un problema che perdura  da molti anni, ma che non si è mai riusciti a risolvere perché ciò va inevitabilmente contro ad altri interessi. Non occorrono chissà quali ricchezze per rendere una persona gioiosa, ma quelle piccole grandi cose che si fanno con il cuore che  rendono questa vita degna di essere vissuta. Viviamo in un periodo storico dove sembra che i valori etnici e gli ideali che erano dei punti di riferimento per le generazioni passate, adesso non ci sono più o per lo meno che si stanno cancellando nel corso del tempo. Nella nostra epoca quello che prevale sui valori importanti della vita è la logica di interesse e il progetto personale, il denaro e il materialismo si impongono prepotentemente nella scala di valori. Intanto riemergono e si rafforzano problemi sociali come la disoccupazione, il razzismo, la criminalità e il degrado ambientale. L'uomo moderno tende a non vedere certe cose, preferisce"fingersi cieco" ed andare avanti come se niente stesse accadendo continuando nella sua ricerca del piacere, nel suo lusso sfrenato, anche se nel profondo del suo animo avverte un inspiegabile senso di insoddisfazione. Le cause di questo sono il progresso della scienza e della tecnologia che hanno cambiato la mentalità e il rapporto con i valori umani come l'amicizia, l'altruismo, la fratellanza, la giustizia, la famiglia, il rispetto, la religione e l'amore. Ad esempio con l'era di Internet, molti giovani, preferiscono comunicare tra di loro attraverso un messaggio online anziché andare in piazza. A volte bisognerebbe trovare il coraggio di reagire. Essere indifferenti non ci permetterà mai di migliorare le cose. Dove nasce l'indifferenza, muore la presenza. Secondo me, le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che trattengono il meglio da ciò che hanno. Siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere, siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ogni volta che inspiri pensa di inspirare amore, gioia e pace, e quando espiri, espira paura, ansia e rabbia.

Scuole Secondarie di Secondo Grado

Primo classificato – Maddalena TERRANEO

classe V Istituto Scolastico “Card. Ferrari” di Cantù (CO)

Viaggiavo in macchina qualche giorno fa, era una giornata tiepida, di quelle che offrono un assaggio della primavera dopo un lungo inverno. Mi ha sempre rilassato lasciarmi trasportare dall’auto: quella sensazione di nido, di protezione, mi riscalda il cuore. Appoggiavo la testa al finestrino, mentre lasciavo che i raggi del sole mi scaldassero l’anima. Fuori c’erano i campi, qualche timido filo d’erba spuntava dalla terra ancora brulla; dietro le montagne con le cime aguzze spruzzate di neve. E il sole illuminava tutto. Pensavo alla misteriosa semplicità e alla grandezza del creato e a Dio, che aveva tutto questo a disposizione dell’uomo. Quella bellezza era per ognuno di noi ed era proprio la fuori perché ce ne potessimo prendere cura. E l’uomo? Chi avrebbe dovuto curarsi dell’uomo? A chi era stato affidato? L’uomo, semplicemente era stato affidato all’uomo. “ ama il prossimo tuo come te stesso”

Questi pensieri mi portarono a riflettere: davvero ci stiamo prendendo cura di noi? Se fosse davvero così, non ci sarebbero guerre, fame, povertà …

Ciò è ormai diventato parte del nostro mondo, dove regnano l’egoismo, l’individualismo, in un ambiente lacerato da quell’eterno conflitto per l’affermazione del proprio ego, dove tutto si fa con e per il denaro.  Una società dove ognuno vive in armonia con l’altro, in cui non esistono distinzioni e nella quale basta chiedere per ricevere è, purtroppo, un’utopia. Gli uomini non sono esseri perfetti e, come tali hanno in se una certa aggressività, coniugata ad una certa prepotenza che li porta a voler sottomettere il prossimo in quel bestiale conflitto che è la lotta per la vita. Questo è quanto sosteneva anche Hobbes, secondo il quale, però la situazione non era del tutto irrecuperabile. Per il filosofo, esisteva una soluzione: in nome del bene comune, ogni uomo avrebbe dovuto rinunciare ad una parte della propria libertà in modo da poter garantire, tramite lo Stato, il benessere di ogni singolo.

Ritengo che solo in parte sia stato raggiunto questo obiettivo: guardiamoci attorno, non è affatto vero che tutti vivono bene nella nostra epoca. La società può uccidere; la società può escludere, con altrettanta facilità, può dimenticare. E ricordiamo: noi siamo la società. State passeggiando per le vie di una città, il solito clocharde vi chiede l’elemosina; quante volte avete finto di non sentirlo, di non vederlo? Quante volte avete ignorato la sua esistenza? Non vi biasimo per questo, in fondo è un atteggiamento comune a molti di noi, no? State guardando il telegiornale, ascoltate una notizia sull’ennesimo sbarco di immigrati. Vedete delle immagini: non vi toccano neanche un po’, d’altronde non vi riguardano, quelle persone sono lontane. Neppure per questo vi biasimo, è del tutto normale, no?  Così come è normale ignorare un compagno di classe vittima del bullismo e contribuire con il nostro silenzio alla sua emarginazione. Il problema è che ogni volta che vediamo delle persone in difficoltà pensiamo in primo luogo a noi stessi e al tempo e al denaro che dovremo condividere. Il punto è questo: aiutare e anche donare; assistere chi è in difficoltà significa dedicargli del tempo, se necessario sostenerlo economicamente. Ma quanti di noi sono disposti a questo sacrificio? Purtroppo, la società che ci siamo costruiti ci ha fornito due insegnamenti: primo, i soldi stabiliscono chi sei; secondo, quando dai perdi inevitabilmente qualcosa. Quanto egoismo, e tutto in nome del denaro! A causa di queste nostre convinzioni spesso non ci accorgiamo che chi ci chiede aiuto ha in realtà bisogno di sentirsi accettato e amato, come solo un vero amico sa fare. E l’amicizia non può essere comprata, nemmeno con tutti i soldi di questa terra; è qualcosa che nasce dentro di noi nel momento in cui percepiamo e facciamo nostra la bellezza che c’è nel nostro prossimo. Lasciamo allora che sia quest’ultima a rompere le barriere dei nostri pregiudizi e a guidarci da coloro che prima ignoravamo.

Quel viaggio in macchina mi ha permesso di capire una cosa: l’uomo è fatto per amare la bellezza, anche quella più nascosta, sia essa in un paesaggio o in una persona.  Questa è per me l’unica cura per guarire dal male dell’indifferenza: percepire ciò che di bello v’è nell’altro e che può essere condiviso, come accade soltanto fra due persone che riconoscono nell’altra e la dignità dell’uomo.

Secondo classificato – Sofia GRANATINI

classe V B Liceo delle Suore Convittrici del Bambino Gesù di San Severino Marche (MC)

“  Il virus dell’indifferenza ci fa chiudere occhi e cuore di fronte ai bisogni di chi ci sta accanto. Hai un suggerimento per curare questa malattia e divenire, come dice Papa Francesco, albero di vita, che assorbe l’inquinamento dell’indifferenza e restituisce al mondo ‘ossigeno dell’amore?”

Dal dizionario della lingua italiana  - VIRUS “ nome generico di microrganismi di forme diverse, patogeni per l’uomo, li animale e le piante”; -INDIFFERENZA 1) “ mancanza di partecipazione o di interesse / 2) atteggiamento di equilibrata rinuncia di fronte a due o più possibilità di scelta”.

Il virus dell’indifferenza?

Ma cosa c’è in comune tra dei microrganismi dannosi per la salute ed un atteggiamento, un modo di fare?

Questa associazione per certi versi particolare è “ la malattia del nostro tempo”. Malattia del nostro tempo? Mai letto nulla del genere in nessuna rivista medico scientifica, mai sentito parlare in TV di vaccini o cure per debellarla, mai preso integratori o rimedi omeopatici per prevenirla  …. sarà il caso che chiamo il dottore per farmi prescrivere qualcosa? Forse non serve … Ho capito di cosa si tratta : questo virus si manifesta colpendo al nostro cuore, riempiendoci di solitudine, impotenza, inutilità, vuoto interiore. Lo abbiamo provato tutti almeno una volta nella vita, senza sapere come comportarci di fronte ad esso, senza riuscire a definirlo o ad evitarlo. “ C’è sempre un gran sole a sorprenderci nell’indifferenza degli arbitri, che stanno lì a leggere i monitor con le facce impassibili” come diceva il cantante Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti nella sua celebre canzone “ TERRA DEGLI UOMINI”.  Questa frase descrive quello stato in cui ci troviamo camminando per la strada sommersi da pensieri, doveri, impegni e problemi. C’è il sole, ma noi non ce ne rendiamo conto; respiriamo, vediamo, parliamo, ma non c’è lo ricordiamo. Siamo vivi, ma non lo sappiamo. Le facce impassibili degli arbitri indifferenti sono le nostre, perché stiamo diventando pian piano tutti troppo chiusi, piatti ed egoisti, come se nulla riuscisse più a farci aprire gli occhi e spingerci a dire finalmente “ BASTA”. Nel nostro cuore c’è una necessità comune, ovvero quella di invertire questa tendenza ed arginare questo virus, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Persino chi non lo dice e maschera il suo bisogno, ostentando una grande sicurezza, dentro di se soffre e cerca amore.

È diffuso il pensiero che per allontanare le tragedie, sia sufficiente alzare muri, non soltanto nei piccoli problemi quotidiani, ma anche nelle immense controversie internazionali. Molti Stati europei e non, difatti, invece di creare riforme atte all’ integrazione degli immigrati, arginano la problematica, vietando loro di varcare il confine. Di nuovo il virus dell’indifferenza. Il compito che abbiamo tutti è quindi di spezzare le catene che ci imprigionano, impedendoci di fare tanti bei gesti e d’oltre a ciò, è necessario abbattere quei muri con la costruzione di ponti. Ponti che collegheranno tra di loro i nostri cuori, mostrandoci che solo se tutti siamo uniti potremmo farcela. Come? Cercando l’incontro di cui ci ha parlato duemila anni fa un uomo di umili origini, morto in croce per salvare l’intero genere umano, Gesù Cristo. Lo stesso incontro che ci ricorda tutt’ora colui che fino a qualche anno fa era un semplice sacerdote di Buenos Aires ed ora è un Papa. “ Non solo vedere : GUARDARE Non solo sentire: ASCOLTARE Non solo incrociarsi: FERMARSI, AVVICINARSI, TOCCARE e dire nella lingua del cuore << Non piangere>>,  e dare almeno una goccia di vita”. Papa Francesco ci parla così. Egli ci invita a cambiare qualcosa nella nostra quotidianità, che non è soltanto routine, bensì possibilità di realizzare qualcosa di bello ogni giorno. L’incontro nasce quando tendiamo la mano per dare aiuto, quando regaliamo un sorriso, quando doniamo qualcosa per il semplice scopo di fare del bene all’altro. Ci fanno credere che in tutto ciò c’è qualcosa di assurdo o inutile, ma in realtà chi dona, si libera da tanti pesi e nel fare ciò si riempie di serenità.

Io sto provando ad offrire agli altri almeno “ una goccia di vita”, e voi? Negli attimi in cui tento di farlo, sento che tutto assume davvero una ragione d’essere, e mi rendo conto che siamo tutti parte di un meraviglioso disegno. In questo modo i sintomi del virus dell’indifferenza non mi buttano più giù, perché ho finalmente il metodo per combatterlo. Avviene così che tutti parliamo la stessa lingua, senza alcuna distinzione. Paradossalmente allora un Papa ed un cantante arrivano a dire la stessa cosa, forse con messi o espressioni diverse, ma con un unico intento e cioè, mostrarci l’immensità della vita.

Per concludere vi regalo un ultimo pezzo di “ Terra degli uomini” nella speranza che possa convincere qualcuno a prendere parte alla lotta contro il virus dell’indifferenza! “ Nella terra degli uomini, dove suona la musica, l’amicizia si genera, dove tutto è possibile, dove un sogno si popola e la forza si amplifica ed il sangue si mescola, e l’amore è una trappola … mica sempre però … qualche volta ti libera e ti senti una favola e i sembra che tutta la vita non è solamente retorica, ma sostanza purissima, che ti nutre le cellule e TI FA VENIR VOGLIA DI VIVERE FINO ALL’ULTIMO ATTIMO. Dove suona la musica nella terra degli uomini, dove TROVI ANCHE UN POSTO PER CHI SORRIDE DA UN ANGOLO … FINO ALL’ULTIMO ATTIMO!”

Premiati Sezione Disegno

Scuole Primarie

Lavinia BEGGIATO - classe IV B Scuola Primaria “Bianchi Buggiani” di Monselice (PD)

Scuole Secondarie di Primo Grado 

Angelica BONINO - classe I A Istituto “Maria Immacolata” di Pinerolo (TO)

Scuole Secondarie di Secondo Grado - Non assegnato

Premiati Sezione Multimediale

Primo Classificato

Alessandro BORTOLAZZO

IV A (elettrotecnica) Istituto Tecnico Industriale “G. Marconi” di Padova;

Il filmato è pubblicato al seguente link: https://youtu.be/6B6kNRUt1oA?list=PLTDfawjsbqUcI7jH-un32Mc02XyDNXqv4 

Menzione d’Onore

Alunni della Classe V B dell’Istituto “Elisabetta Vendramini” di Padova

Il filmato è pubblicato al seguente link: https://youtu.be/rmSAuPt1bb4?list=PLTDfawjsbqUcI7jH-un32Mc02XyDNXqv4


 Premio collettivo della Bontà 2017

All’Amministrazione e ai dipendenti della Dittà BRENTA PMC di Molvena (VI)

“I Colleghi del Cuore”

“Per la straordinaria generosità dimostrata nel donare complessivamente l’equivalente di circa 10 mesi di ferie ad una propria dipendente e collega che desiderava rimanere vicina alla propria piccola bimba, affetta da una grave disabilità, per il tempo che le sarebbe rimasto da vivere. Un gesto disinteressato di molte persone, ciascuna delle quali ha offerto un po’ del proprio. Complessivamente i colleghi hanno raccolto in un mese 198 giorni di ferie ai quali l’azienda ha poi contribuito aggiungendo un’ulteriore settimana. La piccola Nicole di 6 anni è così tornata alla Casa del Padre la sera della vigilia di Natale scorso tra le braccia di mamma e papà. Un gesto di umanità che si è dimostrato “contagioso” rispondendo appieno proprio all’intento promosso dal Premio Nazionale della Bontà, generando altri gesti altruistici come dimostra la notizia recente di una dipendente del gruppo Unicomm di Dueville colpita da aneurisma alla quale 173 colleghi hanno regalato un giorno di ferie a testa, pari a un anno e mezzo di ferie, per la sua riabilitazione.” 

Premio individuale della Bontà 2017

Riccardo Meggiorini

 “Attaccante contro l’indifferenza”

“Per il coraggio dimostrato nell’affrontare sotto casa l’aggressore di una giovane donna, non curante del rischio che avrebbe corso ma desideroso di difendere l’integrità e la dignità di un essere umano a lui prima sconosciuto. Svegliato nella notte dalle urla di una donna aggredita in strada è subito intervenuto immobilizzando l’aggressore.”


Cerimonia civica di premiazione

sabato, 20 maggio 2017

ore 20:30 Auditorium del Conservatorio musicale "Cesare Pollini" di Padova

con intermezzi musicali dell'orchestra giovanile "I Pollicini Junior" del Conservatorio musicale di Padova

INGRESSO LIBERO e GRATUITO


S. Messa conclusiva

domenica, 21 maggio 2017

ore 11:00 S. Messa solenne presso la Basilica Pontificia di sant'Antonio di Padova

Presiede S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Tonucci - Arcivescovo prelato di Loreto e Delegato Pontificio per la Basilica antoniana

anima la Cappella Musicale della Basilica antoniana

 


 


Eseguono: i “POLLI(ci)NI JUNIOR”

Il Conservatorio Cesare Pollini di Padova promuove da alcuni anni un’attività di musica d’insieme rivolta agli studenti dei primi anni di studio, denominata “Polli(ci)ni Junior”,  nata dalla necessità di preparare l’inserimento dei nuovi iscritti all’orchestra dei  “Polli(ci)ni “

Si tratta di una piccola orchestra dove i giovani allievi affrontano le problematiche inerenti alla pratica orchestrale con musiche adatte al loro livello tecnico.

Il percorso prevede lo studio di un breve repertorio che viene presentato agli alunni della scuola dell’obbligo a sostegno della promozione musicale e in altre manifestazioni pubbliche.

Dopo un paio di anni i ragazzi confluiscono nell’orchestra principale, una compagine di circa 75 elementi di età compresa tra i 10 e i 18 anni e nel cui organico sono presenti tutti gli strumenti di un’orchestra sinfonica. Il gruppo è seguito dai docenti Serena Bicego, Bruno Beraldo e Fabrizio Scalabrin, e dalla studentessa Silvia Freo.

 


Programma musicale della Cerimonia di sabato 20 maggio 2017

 

VIOLINI: Ludovico Bassi Miotto, Patrick Calegari, Costanza Dalla Vecchia, Giulia Di Stefano, Gabriele Durlo, Gioia Durlo, Sofia Frigo, Gianluca Furlan, Isabella Lanaro, Gemma Luciani, Giulia Mandro, Beatrice Nalin, Sara Maria Nica, Tommaso Pasquali, Paolo Pianizzola, Letizia Stolfi, Stefano Uika, Andrea Beatriz Vlad, Giorgia Vullo.

VIOLONCELLI: Veronica Gazzetta, Eugenio Pasquato, Thomas Prins, Ginevra Schiavolin, Davide Zuin.

CONTRABBASSO: Tommaso Picaro

FLAUTI: Anna Bianchi, Federico Maniero, Filippo Alberto Sottoriva, Isabella Terrassan,

CLARINETTI: Teo Rubin, Benetollo Dario,Tito Destefani, Chiara Tomasin,

CORNO: Edoardo Gazzetta

TROMBA: Maria Sole Ramazzina

PERCUSSIONI: Alvise Benazzato, Alvise Zuccolo Arrigoni.

 

Brani

Inizio

M.A.Charpentier: Preludio al “Te Deum”  

Dopo la premiazione della sezione narrativa

Anonimo: Concerto “nach Caroubel” 

Dopo la premiazione della sezione disegno

B. Bartok: Tre brani da “For children”: Studio, Pentatonico, Canzone d’inverno 

Dopo la premiazione della sezione multimediale

L. Boccherini: Quintettino per archi op.30 n.6 “La Musica notturna di Madrid” 

            Eleonora Chiarato e Jennifer Roncato ai Violini 

            Ilaria Polese alla Viola 

            Tommaso Valerio e Giorgia D’Onofrio ai Violoncelli 

            Michele Lorenzi alla   Chitarra  

Durante la lettura della motivazione del Premio collettivo della Bontà 2017

J. Massenet: Meditazione, dal “Thais” 

            Chiara Zagato Vecchietti al Flauto 

            Irene Zanon all’Arpa  

Conclusione

P.J. Tchaikovsky: Dallo schiaccianoci Marcia, Danza russa  

Bis A sorpresa

Letto 1169 volte

Video

Video vincitore della sezione multimediale di Alessandro BORTOLAZZO IV A (elettrotecnica) Istituto Tecnico Industriale “G. Marconi” di Padova