
Tratta dall'Opera del Confratello Leopoldo Saracini
1. Entrando nella Sala sulla Vostra destra troverete alla Vostra altezza il “Guardiano o Priore” della Confraternita Nicola da Strà che commissionò il ciclo di affreschi nel '500. Lo scorgerete in un gesto significativo ovvero nella distribuzione del Pane Benedetto alle porte dell'Oratorio della Scoletta del Santo, come previsto dagli statuti quattrocenteschi ed ancora in uso ogni prima domenica del mese. Il dipinto è attribuito a Tiziano e Francesco Vecellio, probabilmente come loro dono per essere stati chiamati giovanissimi e dipingere a Padova.
2. Il Miracolo del neonato che parla, capolavoro giovanile (1510-11) di Tiziano Vecellio. Sant’Antonio fa parlare un neonato (ecco il miracolo) perché attesti l’onestà della madre, accusata ingiustamente dal marito Azzo d'Este di adulterio. In questo evento si può scorgere il valore della Fedeltà e quindi il mistero della Fede. La scena impostata con piglio felice è condotta con foga drammatica ed è squillante di colore, al modo tizianesco diverso dal modo rinascimentale della pittura toscana e romana dell'epoca.
3. Il miracolo del cuore dell’usuraio, rinvenuto nel forziere e non nel petto del defunto, ovvero dove era rimasto per tutta la vita - Catechesi verso la Carità e l'abbandono delle cose di questo mondo, attribuito a Francesco Vecellio fratello del Tiziano (1511-12 c.).
4. Miracolo eucaristico della mula, che dopo lungo digiuno rifiuta la biada ed il fieno e si prosterna di fronte all'Eucarestia - la presenza immanente di Cristo nella Storia, attribuito a Girolamo Tessari detto dal Santo (1515 c.).

5. Sant’Antonio appare al guardiano dei Frati, predicendogli l’imminente liberazione di Padova dal dominio di Ezzelino da Romano, tiranno veronese, opera di Filippo da Verona (1510).
6. Magnifico è il modo in cui Girolamo Tessari nel 1513 dipinge la scena del Sacro transito di sant’Antonio avvenuto la sera di venerdì 13 giugno 1231 presso il convento della Cella (poi Arcella), poco fuori delle mura medioevali della città di Padova. Come dicono le prime fonti agiografiche sant'Antonio morì tra i suoi frati mentre già (il martedì successivo, giorno dei funerali, il 17 giugno) si aveva notizia delle prime guarigioni. A dare l'annuncio del Pio transito alla città di Padova, riconoscibile dalla Porta di Ponte Mulino delle mura medioevali e dal tetto a carena di nave rovesciata del centralissimo Palazzo della Ragione, furono i bambini che andavano gridando non "è morte P. Antonio" ma "è morto il Padre Santo" "è morto IL SANTO". Qui ancora si vede come la processione dei notabili patavini guidati dal Vescovo uscì dalle mura cittadine per prelevare le Sacre spoglie mortali del Santo e recarle presso la chiesetta di Sancta Maria Mater Domini per i solenni funerali e la sepoltura, là dove poi sorse l'odierna Basilica.
7. Solenne traslazione del Corpo di sant'Antonio del 1350, compiuta dal Cardinal Guido di Boulogne. Buon affresco di Bartolomeo Montagna (1512), epigono della tradizione quattrocentesca. Nel dipinto si vede il reliquiario del Mento del Santo, dono votivo del Cardinale.
8. Miracolo del bicchiere di Aleardino, oggi conservato nella Cappelle delle Reliquie in Basilica, altro lavoro di Girolamo Tessari (1511).
9. Sant’Antonio affronta il tiranno Ezzelino a Verona, lavoro di Gian Antonio Corona (1510-11).

10. Domenico Campagnola affresca le aitanti figure di sant’Antonio e san Francesco (1533) che abbracciano idealmente la regale Madonna col bambino, in terracotta policroma, donata nel 1520, squisita opera del Brisco.
Dal vigente Statuto confraternale: Art. 2 L’Arciconfraternita posta sotto il patrocinio della Vergine SS.ma Immacolata, persegue fini di religione e di culto e non ha scopi di lucro.
Art. 3 Le finalità specifiche dell’Arciconfraternita sono: OMISSIS b) promuovere il culto pubblico della Chiesa e coltivare particolari atti di devozione in onore del Taumaturgo sant’Antonio e del Serafico Padre san Francesco; OMISSIS.

11. Sant’Antonio predica a genti diverse, dove riporta la pace tra i cittadini con la forza e la soavità della sua predicazione; anche questo dipinto appartiene a Gian Antonio Corona.

12. Miracolo del marito Geloso; 1511; Tiziano Vecellio.
Nella scena del marito geloso, a Tiziano non interessa esporre il significato religioso del miracolo compiuto dal Santo risuscitando la donna uccisa perché creduta ingiustamente adultera: solo sul fondo, a destra, in piccolo, vediamo il marito inginocchiato davanti a sant’Antonio per ringraziarlo. La nostra attenzione è invece attratta dall’atto che si sta compiendo dinanzi ai nostri occhi: la donna, ferita al petto, già caduta in terra (e le vesti scomposte indicano come ciò sia stato improvviso), si divincola urlando, il braccio alzato in un’ultima impossibile difesa, mentre il marito, sollevata nuovamente l’arma di cui stringe con forza l’impugnatura, si accinge a vibrare il colpo mortale. Tutto si svolge con rapidità. I due corpi sono coordinati fra loro; ma la violenza, la subitaneità del fatto sono espressi dal divergere delle relative posizioni (la disperata contorsione della moglie e l’inesorabile determinazione dell’uomo nel bilanciarsi su una gamba spingendosi avanti con l’altra) e dai contrasti cromatici (l’ampio panneggio giallo lucente della gonna e la bianca camicia insanguinata di lei; la veste a strisce bianche e rosse del marito). Dall’affresco emerge l’azione, non la meditazione.
(da Adorno P., L’arte italiana, Casa edit. G. D’Anna, 1989, pagg. 497-498)
13. Il Miracolo del Santo che riattacca il piede al giovane padovano Leonardo: è il terzo affresco condotto da Tiziano Vecellio (1511). Si noti l’ondulato gioioso paesaggio veneto, forse le colline Asolane, che sa ancora di Giorgione, e la vigoria espressiva che l’artista comunica ai suoi personaggi tra i quali il Cardinal Pietro Bembo.
14. Sant’Antonio risuscita il piccolo Tommasino caduto nella pentola d’acqua bollente, attribuito a Girolami Tessari (1524). Il dipinto è diviso in due scene dalla finestra. Graziosi il piccolo cane nella parte dell'affresco dove prevale il bene ed il piccolo gatto nella parte dell'affresco dove è il maligno a prevalere ma solo momentaneamente.
15. Risurrezione di un giovane assassinato a Lisbona, perché attesti l’innocenza del padre del Santo. Tela attribuita a Bartolomeo Montagna (sec. XVI), dono di nobile famiglia.
16. Sant’Antonio morente, tela di A. Buttafuoco fatta realizzare dall'allora Piore nel 1775 per obliterare lo spazio della finestra chiusa in occasione della costruzione della Loggia e Scalone d'accesso. La tela si trova proprio di fronte alla medesima scena dipinta dal Tessari all'inizio del '500; qui viene rappresentato il momento delle ultime parole del Santo "Video Dominum Meum": il Signore Gesù Cristo che gli viene presentato dalla Vergine Maria (poco prima invocata con il canto O Gloriosa Domina) bambino, così come lo aveva potuto stringere tra le braccia già in vita.
17. Risurrezione della figlia del re di Leon, tela attribuita dal Fiocco a D. Campagnola (sec. XVI).
18. Sant’Antonio risuscita la piccola Eurilia, attribuito da P. Sartori a G.M. Frangipani (1511), unica opera ad essere stata staccata dalla parete e quindi ricollocatavi su di apposito telaio per preservarla dall'umidità di risalita.