La Scoletta del Santo

12. Il marito geloso

Descrizione: Miracolo del marito Geloso; 1511; Tiziano Vecellio. 


Agiografia: Quest’altro miracolo accadde sicuramente in Toscana. Un cavaliere di questa regione, egregio per nobiltà e ricchezza, cedeva facilmente a esplosioni di collera. Tali scoppi di rabbia erano così violenti, che costui, simile a un pazzo furioso, non sapeva cosa dicesse o casa facesse.
Aveva in moglie una degna gentildonna. Un giorno che questa ebbe a rispondergli una frase sconsiderata, sopraffatto da un’ira fulminea, come era il suo solito, la percosse con una tempesta di pugni e calci, la trascinò qua e là per tutta la casa, le strappò i capelli – meraviglioso ornamento muliebre – e la precipitò dal solaio giù nel cortile, lasciandola in fin di vita.
Alla notizia del funesto eccesso, tutti quelli di casa accorrono; famigli e fantesche raccolgono la signora e la adagiano con ogni cura nel letto. Frattanto il cavaliere, addolorato per la bestialità commessa, e pentito, pregò con insistenza sant’Antonio – il quale in quei giorni soggiornava in quella città, ed essendosi sparsa la fama della sua santità, era tenuto in somma venerazione da tutti – perché intervenisse in soccorso della sventurata. Che dire? Si affretta il Santo, accompagnato dal cavaliere; lenisce con la mano le ferite della donna e vi traccia sopra il segno di croce. Poi, genuflesso, supplica Dio di ridonare salute e vita alla morente.
La signora, che giaceva tutta rotta e pareva ormai deceduta, alla preghiera del Santo si rialzò completamente risanata.
 


Commento artistico: Nella scena del marito geloso, a Tiziano non interessa esporre il significato religioso del miracolo compiuto dal Santo risuscitando la donna uccisa perché creduta ingiustamente adultera: solo sul fondo, a destra, in piccolo, vediamo il marito inginocchiato davanti a sant’Antonio per ringraziarlo. La nostra attenzione è invece attratta dall’atto che si sta compiendo dinanzi ai nostri occhi: la donna, ferita al petto, già caduta in terra (e le vesti scomposte indicano come ciò sia stato improvviso), si divincola urlando, il braccio alzato in un’ultima impossibile difesa, mentre il marito, sollevata nuovamente l’arma di cui stringe con forza l’impugnatura, si accinge a vibrare il colpo mortale. Tutto si svolge con rapidità. I due corpi sono coordinati fra loro; ma la violenza, la subitaneità del fatto sono espressi dal divergere delle relative posizioni (la disperata contorsione della moglie e l’inesorabile determinazione dell’uomo nel bilanciarsi su una gamba spingendosi avanti con l’altra) e dai contrasti cromatici (l’ampio panneggio giallo lucente della gonna e la bianca camicia insanguinata di lei; la veste a strisce bianche e rosse del marito). Dall’affresco emerge l’azione, non la meditazione.
(da Adorno P., L’arte italiana, Casa edit. G. D’Anna, 1989, pagg. 497-498)