Bontà 42: Il Premio della Bontà 2016 a Nadia Ferrari

Nadia Ferrari, infermiera di Grosseto, è il Premio della Bontà 2016 per il suo alto gesto d'amore verso il piccolo Mario.

42° Premio nazionale della Bontà sant'Antonio di Padova

Premio della bontà 2016 

Nadia Ferrari

di Grosseto

L'infermiera dell'amore materno

"Preferisco soffrire per sempre per averlo amato, piuttosto che non averlo mai accudito."


Nadia Ferrari con MarioLA STORIA 

Qualche giorno dopo la Festa di sant’Antonio del 2011, il 16 giugno, in questa Italia forse sgangherata ma sicuramente solidale, veniva alla luce un bimbo dagli occhi a mandorla, affetto da una grave diversità, che induceva i sui genitori ad abbandonarlo alle cure dell’ospedale. Gli veniva imposto il nome della Madre di tutti i Cristiani: Mario.

Nato a Siena, per la sua infermità, venne presto sottoposto a più interventi neurochirurgici sia a Siena sia    presso il famoso ospedale pediatrico “Mayer” e fu quindi trasferito, per la prosecuzione delle cure, nel reparto di patologia neonatale dell’Ospedale di Grosseto all’età di sei mesi. Mario arrivò in condizioni terribili, ma per l’infermiera Nadia fu da subito un grande dono. Ricorda che, quando lo vide la prima volta, era piccolissimo, coperto da tubicini e drenaggi. Aveva assunto posizioni obbligate dall’ospedalizzazione. Fu per lei un colpo di fulmine, la catalizzava. Il bimbo passò i primi due anni della sua vita fra le cure del personale dell’ospedale e di un gruppo di volontari, facendo avanti e indietro dall’ospedale di Firenze, dove fu rioperato. Piano, piano, con la fisioterapia, si riuscì a sbloccarlo e a fargli assumere posture più naturali. Cominciò anche a mangiare con il biberon, mentre prima si nutriva con il sondino naso gastrico. Nadia cominciò a lavorare su di lui da subito e quando non era di turno si fermava in ospedale e, quando andava a casa, pensava a lui, quindi tornava per dargli da mangiare, fare la ginnastica o giocare.

A Nadia venne il desiderio di adottarlo ma non credeva si potesse fino a quando, confessato ad alta voce il suo pensiero, un’assistente sociale subito le rispose “Allora perché non lo fai?”.

Cominciarono le pratiche per la richiesta di affido, era l’agosto 2012. A marzo dell’anno successivo Mario fu finalmente affidato all’infermiera. In ospedale lo accudivano tutti, ma non si poteva dargli il massimo, perché il tempo a disposizione del personale non bastava e c’erano anche altri bimbi da curare. Nadia si mise in aspettativa così a casa, con sua figlia, poteva stimolarlo in continuazione. Lo portarono al mare e in montagna, persino in piscina e i progressi furono immediati: cominciò a mangiare da solo, imparò a tenere sollevata la testa e a muoversi meglio. Insomma dopo un anno e mezzo di vero calvario e vita chiuso tra le mura ospedaliere il piccolo cominciò ad avere una vita quasi normale, in cui c’era spazio per ridere, fare versi e giocare e a giugno si fece una grande festa per il suo secondo compleanno.

Molti fra amici e colleghi sono rimasti colpiti dalla generosità di Nadia: le dicevano che stava facendo tantissimo, ma non capivano che era infinitamente più grande quello che lei riceveva da lui. Mario le ha donato gioia, pace, amore. Sentirlo piangere di rado e senza mai fare capricci, vederlo sereno, sorridente e dignitoso, nonostante la sua sofferenza, era ricevere continuamente speranza.

Nadia racconta di altre persone che le dicevano che non valeva la pena sacrificarsi per un bimbo che sarebbe morto, perché il distacco, certo, l’avrebbe fatta soffrire ma Lei rispondeva così: 

“Lo so, soffrirò, ma lo amo e non voglio che sia solo e poi preferisco soffrire per sempre per avere dato a  mio figlio Mario l’amore incondizionato di una famiglia, anche per poco, piuttosto che non averlo mai accudito”.

Nadia avrebbe accolto il piccolo anche se fosse diventato grande, anzi ci sperava tanto che aveva già messo in vendita la casa perché non c’era l’ascensore; sarebbe stato necessario cambiare l’automobile. Ma purtroppo tutto questo non è successo. Nadia ha fatto assaggiare a Mario un po’ più di vita, dopo il calvario in ospedale. Ora a Nadia restano i ricordi e i dialoghi con Mario:

“Gli parlo in continuazione, ci ha confessato Nadia, anche se è dura non poterlo più accarezzare. Se c’è un paradiso, spero che stia correndo e giocando e di arrivarci anch’io un giorno così poi lì ci potremo organizzare meglio, che di tempo ce n’è un’eternità”.

Il 26 gennaio 2014 Mario ha concluso il suo pellegrinaggio terreno nel quale è stato accompagnato amorevolmente da una nuova famiglia, la Sua, quella con mamma Nadia e la sorella Alessia, che lo hanno adottato, lo hanno curato ma sicuramente lo hanno semplicemente amato.


 Alcune immagini del piccolo Mario felice con la Sua famiglia.


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Intervista a Nadia Ferrari Telenuovo